Programmazione della Forza: Sheiko e Smolov Explained

L’allenamento della forza massimale ha conosciuto, nel corso degli anni, un’evoluzione enorme grazie al contributo di scuole differenti: dall’approccio sovietico e metodico fino alle interpretazioni occidentali più pragmatiche. Due dei programmi più conosciuti e discussi in questo ambito sono il metodo Sheiko e il programma Smolov, entrambi nati in Russia e pensati principalmente per powerlifter, ma spesso studiati e adattati anche in contesti sportivi.

In questo articolo analizzeremo in profondità i principi del metodo di Boris Sheiko, uno dei coach più rispettati del powerlifting mondiale, e dello Smolov Squat Program, famoso per la sua intensità brutale. Vedremo inoltre come si collocano varianti come le progressioni piramidali e l’uso di strumenti ausiliari (elastici e catene), con riflessioni su benefici, limiti e applicazioni pratiche.

1. Il metodo Sheiko: la scuola della pianificazione sovietica

Origini e filosofia

Boris Sheiko è stato l’allenatore della nazionale russa di powerlifting, noto per l’approccio scientifico e iper-dettagliato alla programmazione. I suoi metodi si basano sulla tradizione sovietica, incentrata su principi di periodizzazione, controllo del volume e progressione graduale.

A differenza di schede “lineari” come il 5×5 o il ciclo di Starr, Sheiko propone programmi voluminosi, a intensità moderata, con altissima frequenza sui fondamentali. Non è raro eseguire squat, panca e stacco anche più volte a settimana, con varianti tecniche e percentuali precise.

Struttura tipica

Un programma Sheiko standard presenta:

  • Frequenza alta: squat, panca e stacco ripetuti più volte a settimana.
  • Volume enorme: molte serie a carichi medi (60–80% 1RM).
  • Progressione piramidale: l’atleta lavora in salita e discesa (es. 70%x5, 75%x4, 80%x3, 75%x4, 70%x5).
  • Recuperi medio-brevi: l’attenzione non è solo sulla singola alzata, ma sulla capacità di ripetere lo schema in più sedute.

Vantaggi

  • Migliora la tecnica grazie alla frequenza elevata.
  • Permette progressi costanti senza eccessivi picchi di stress.
  • Si adatta bene ad atleti che devono programmare a lungo termine.

Limiti

  • Richiede molto tempo e disciplina.
  • Non adatto a chi ha poco recupero o background non consolidato.
  • Può sembrare monotono: tante ripetizioni con carichi submassimali.

2. Le varianti del metodo Sheiko: piramidali, elastici e catene

Oltre al modello classico, Sheiko e i suoi successori hanno integrato strumenti per variare stimoli e adattarli alle esigenze moderne.

Piramidali

Le progressioni piramidali sono centrali nel metodo Sheiko. Non si tratta solo di aumentare il carico, ma di manipolare il volume in modo scientifico. La piramide “a salire e scendere” permette di esporre l’atleta a carichi importanti senza mai raggiungere il cedimento. È un modo elegante per gestire la fatica e mantenere qualità tecnica.

Elastici

L’uso di elastici aggiunge resistenza progressiva. Durante lo squat o la panca, il carico aumenta nella fase concentrica, costringendo l’atleta a generare più forza negli angoli “facili”. Questo stimola la velocità, l’accelerazione e il reclutamento delle fibre esplosive.

Catene

Le catene hanno un principio simile: appesantiscono il bilanciere man mano che viene sollevato. Oltre al beneficio neuromuscolare, hanno anche un impatto psicologico: l’atleta percepisce la variazione dinamica del carico e impara a gestire la spinta in tutto il ROM.

3. Il programma Smolov: brutalità e risultati

Origini e filosofia

Se Sheiko rappresenta la pazienza e la pianificazione, Smolov è l’opposto: un approccio “shock”, nato in Russia e reso celebre in Occidente come “Russian Squat Routine”. È un programma di 13 settimane, strutturato per aumentare drasticamente il massimale di squat.

Smolov si basa su volumi e intensità estremi, con 3–4 sedute di squat a settimana e percentuali altissime (fino all’85–95% 1RM).

Struttura tipica

Smolov è diviso in fasi:

  1. Introductory microcycle (2 settimane): prepara al carico enorme.
  2. Base mesocycle (4 settimane): cuore del programma, con volumi mostruosi (es. 4×9 @ 70%, 5×7 @ 75%, 7×5 @ 80%, 10×3 @ 85%).
  3. Switching phase (2 settimane): focus su varianti esplosive e recupero attivo.
  4. Intense mesocycle (4 settimane): carichi altissimi (85–95%), poche ripetizioni.

Vantaggi

  • Incrementi notevoli dello squat (+20/40 kg).
  • Stimolo neuromuscolare fortissimo.
  • Adatto ad atleti avanzati che vogliono uno “shock” sul massimale.

Limiti

  • Estremamente usurante per articolazioni e SNC.
  • Richiede alimentazione e recupero perfetti.
  • Non sostenibile a lungo termine.

4. Confronto tra Sheiko e Smolov

AspettoSheikoSmolov
FilosofiaPianificazione gradualeShock estremo
DurataFlessibile, cicli da 4–12 settimane13 settimane rigide
VolumeMolto alto ma distribuitoAltissimo e concentrato
IntensitàModerata (60–80%)Alta (70–95%)
FocusTecnica, costanza, long-termIncremento rapido squat
Rischio infortuniBasso-medioAlto
TargetPowerlifter di tutti i livelliAtleti avanzati, squat specialist

5. Applicazioni pratiche nello sport

Sebbene nati per il powerlifting, questi metodi offrono spunti interessanti anche per altri sport.

  • Sheiko: utile per sportivi che necessitano di forza generale e tecnica negli esercizi multiarticolari. La ripetizione frequente dei fondamentali aiuta ad affinare il gesto motorio e costruire una base solida.
  • Smolov: applicabile solo con cautela. Potrebbe avere senso per atleti di discipline esplosive (rugby, atletica) in fase off-season, come ciclo breve di forza pura. Tuttavia, il rischio di affaticamento e infortuni è elevato.

L’uso di elastici e catene si sposa bene con sportivi che devono sviluppare velocità e reattività, poiché simulano resistenze variabili simili a quelle del campo.

6. Riflessione critica

Il successo di questi metodi non va letto in modo dogmatico. Sheiko e Smolov nascono da contesti specifici (la scuola sovietica di forza), con atleti già fortemente strutturati e con disponibilità di tempo e risorse.

Oggi sappiamo che l’adattamento deve essere individualizzato: un calciatore, un nuotatore o un rugbista non trarrebbero beneficio da un ciclo Smolov integrale, mentre alcuni principi di Sheiko (volume controllato, progressioni piramidali, varianti tecniche) possono essere adattati a qualsiasi sport.

Il metodo Sheiko e il programma Smolov rappresentano due facce della stessa medaglia: la ricerca della forza massima attraverso vie opposte. Da un lato, la costanza, la pianificazione e la tecnica; dall’altro, lo shock, l’intensità e la resilienza estrema.

Se l’obiettivo è formare atleti solidi nel lungo periodo, Sheiko resta una scelta più equilibrata. Smolov, al contrario, rimane una “arma segreta”, da usare con cautela e solo in atleti esperti.L’integrazione di strumenti come piramidali, elastici e catene permette oggi di prendere il meglio di entrambi i mondi, personalizzando lo stimolo. La vera forza di un preparatore moderno non sta nell’adottare un metodo in maniera rigida, ma nel saperlo contestualizzare alle esigenze dell’atleta, del calendario e dello sport praticato.

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