Negli ultimi decenni, la preparazione atletica ha dato sempre più importanza all’allenamento pliometrico, riconosciuto come uno degli strumenti fondamentali per sviluppare reattività, esplosività e potenza negli sport di situazione (calcio, basket, volley) e in discipline di pura espressione di forza-velocità (atletica leggera, ginnastica). Due degli esercizi simbolo di questa metodologia sono il Drop Jump (DJ) e il Depth Jump (DeJ). Spesso confusi o utilizzati in maniera intercambiabile, presentano invece differenze sostanziali sia a livello esecutivo sia negli adattamenti neuro-muscolari che generano.
L’analisi dettagliata di questi due esercizi permette non solo di comprendere quando e come utilizzarli, ma anche di inserirli correttamente in una progressione metodologica che porti l’atleta a sfruttare appieno il ciclo allungamento-accorciamento (SSC, Stretch Shortening Cycle).

1. Drop Jump: definizione ed esecuzione
Il Drop Jump nasce con l’idea di valutare e allenare la reattività neuromuscolare e la rapidità di transizione tra fase eccentrica e concentrica.
Esecuzione standard:
- L’atleta si posiziona su un rialzo (20-40 cm per i principianti, fino a 60 cm per atleti avanzati).
- Si lascia cadere in modo controllato dal box.
- Appena i piedi toccano il suolo, deve ridurre al minimo il tempo di contatto (< 250 ms), mantenendo le ginocchia relativamente poco flesse (angolo > 150°).
- Subito dopo il contatto, l’atleta esegue un balzo verticale reattivo.
Obiettivo:
- minimizzare il tempo di contatto,
- massimizzare il rapporto altezza salto / tempo di contatto (indice RSI, Reactive Strength Index).
Caratteristiche biomeccaniche:
- Fase eccentrica rapida, con minima escursione articolare,
- Altissimo coinvolgimento del riflesso miotatico,
- Priorità alla stiffness (rigidità muscolare-tendinea) e alla rapidità di trasmissione dell’impulso nervoso.
Il Drop Jump, quindi, è un esercizio tipico della reattività elastico-riflessa più che della forza esplosiva pura.
2. Depth Jump: definizione ed esecuzione
Il Depth Jump è invece uno degli esercizi simbolo della cosiddetta pliometria shock (insieme al drop jump), teorizzata da Yuri Verkhoshansky, padre della metodologia pliometrica.
Esecuzione standard:
- L’atleta parte da un box più alto rispetto al Drop Jump (40-80 cm, a volte oltre 100 cm per élite).
- Si lascia cadere, assorbendo l’impatto con una maggiore flessione delle ginocchia (90-110°).
- Dopo aver accumulato energia elastica e muscolare nella fase eccentrica, esegue un salto verticale o orizzontale esplosivo.
Obiettivo:
- sfruttare il precaricamento muscolare,
- massimizzare l’altezza o la distanza del salto,
- allenare la capacità di esprimere forza esplosiva in seguito a un carico eccentrico elevato.
Caratteristiche biomeccaniche:
- Tempo di contatto più lungo rispetto al Drop Jump (> 250 ms),
- Maggior coinvolgimento muscolare attivo (non solo riflesso),
- Forte stimolo sia eccentrico che concentrico,
- Esercizio ad altissimo impatto, consigliato solo ad atleti preparati.
Il Depth Jump, dunque, è più orientato allo sviluppo della forza esplosivo-elastica e della potenza massima esprimibile in condizioni dinamiche.
3. Drop Jump vs Depth Jump: differenze chiave
| Tempo di contatto | < 250 ms | > 250 ms |
| Angolo ginocchia | Poco flesso (≥150°) | Maggior flessione (90-110°) |
| Focus | Reattività, stiffness tendinea, RSI | Forza esplosivo-elastica, DSI |
| Altezza box | 20-60 cm | 40-100+ cm |
| Adattamenti | Velocità di attivazione, elasticità | Potenza massimale, capacità eccentrico-concentrica |
4. Pliometria shock e percorso metodologico
Il Depth Jump è stato definito da Verkhoshansky come il mezzo più potente per sviluppare la potenza muscolare e la forza esplosiva. Tuttavia, proprio per la sua intensità, necessita di un percorso progressivo.
- Fase 1 (base): salti a corpo libero, balzi estensivi (corsa balzata, hop).
- Fase 2 (intermedia): Drop Jump da altezze ridotte, skipping, salti reattivi multipli.
- Fase 3 (avanzata): Depth Jump da box medio-bassi.
- Fase 4 (élite): Depth Jump da altezze elevate (pliometria shock pura).
Questa progressione è fondamentale per adattare tendini, articolazioni e sistema nervoso, riducendo il rischio di infortuni.
5. Adattamenti neuromuscolari
Drop Jump
- Aumento della rigidità muscolo-tendinea (tendon stiffness).
- Miglioramento della reattività neuromuscolare.
- Incremento della capacità di assorbire e restituire energia elastica in tempi brevissimi.
Depth Jump
- Incremento della forza eccentrica e della capacità di “frenata”.
- Sviluppo della forza esplosiva con tempi di contatto più lunghi.
- Potenziamento del SSC lungo (Stretch-Shortening Cycle lento), tipico di sport con salti ampi e potenti.
6. Applicazioni negli sport
- Calcio:
- Drop Jump → cambi di direzione rapidi, reattività nei contrasti.
- Depth Jump → potenza nei colpi di testa, sprint da fermo.
- Basket:
- Drop Jump → rapidità di stacco nei rimbalzi.
- Depth Jump → schiacciate e salti massimali sotto canestro.
- Volley:
- Drop Jump → difesa e muro reattivo.
- Depth Jump → attacco in salto e battuta in sospensione.
- Atletica (salti):
- Drop Jump → sprint e frequenza dei passi.
- Depth Jump → elevazione in alto/lungo.
7. Drop Jump e Depth Jump come test
Drop Jump → RSI test
- Viene usato per calcolare l’Reactive Strength Index (RSI):
RSI = Altezza salto (cm) / Tempo di contatto (ms). - Indica la capacità di produrre forza rapidamente.
- Utile per monitorare atleti di sport veloci e frequenti.
Depth Jump → forza esplosiva e potenza (DSI)
- Misura indiretta della capacità di generare potenza a partire da un forte stimolo eccentrico.
- Può essere integrato in battery di test per valutare l’esplosività di arti inferiori.
Il confronto tra Drop Jump e Depth Jump evidenzia come due esercizi simili nell’apparenza possano in realtà sviluppare qualità diverse.
- Il Drop Jump rappresenta l’essenza della reattività e della rapidità: un esercizio breve, tecnico e raffinato, che misura e allena la capacità di sfruttare al massimo il SSC breve.
- Il Depth Jump, invece, è un’arma di distruzione muscolare e potenziamento: potente ma rischioso, va riservato ad atleti evoluti e inserito in un programma che garantisca prima solidi livelli di forza e resistenza articolare.
Nell’allenamento moderno, la corretta comprensione e applicazione di queste due varianti permette al preparatore di plasmare un atleta reattivo, esplosivo e potente, adattando lo stimolo ai diversi bisogni sportivi e al livello individuale.


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