Lo sprint training è una delle metodologie di allenamento più studiate e applicate negli sport moderni. Non riguarda soltanto la velocità massima pura, ma anche tutte le capacità neuromuscolari, biomeccaniche e fisiologiche che permettono a un atleta di esprimere accelerazioni rapide, mantenere alte velocità e ripetere sforzi intensi in condizioni di fatica. Non a caso, lo sprint rappresenta un fattore determinante non solo in discipline individuali come l’atletica leggera, ma anche in sport di situazione come calcio, rugby, basket, hockey o football americano, dove la capacità di scattare nei momenti chiave può fare la differenza tra successo e fallimento.
Sprint training: definizione e basi teoriche
Lo sprint può essere definito come un’azione di corsa massimale che si sviluppa in un tempo e in una distanza molto breve (generalmente tra i 10 e i 60 metri, in base al contesto). A livello fisiologico, si tratta di un gesto che richiede:
- Attivazione massimale del sistema neuromuscolare (unità motorie ad alta soglia, fibre muscolari di tipo II).
- Produzione e trasmissione di forza orizzontale e verticale attraverso una tecnica di corsa efficiente.
- Capacità elastico-reattiva per sfruttare al meglio lo stretch-shortening cycle.
- Elevata frequenza e ampiezza del passo (stride frequency e stride length).
- Coordinazione intermuscolare tra arti inferiori, superiori e tronco.
Da un punto di vista biomeccanico, lo sprint viene solitamente suddiviso in tre fasi:
- Accelerazione: i primi 10-20 metri, caratterizzati da spinte orizzontali, angoli di busto inclinati e frequenza crescente.
- Velocità massima: raggiunta generalmente tra i 30 e i 60 metri, con busto eretto, ampiezza di passo massima e utilizzo ottimale delle forze elastiche.
- Mantenimento della velocità: oltre i 60 metri nell’atletica pura, più breve negli sport di squadra; l’obiettivo è limitare il decadimento prestativo.

Metodologie di allenamento: approccio primario, secondario e terziario
Per sviluppare la capacità di sprint, negli ultimi anni si è consolidata una classificazione metodologica in tre categorie di esercizi: primari, secondari e terziari. Questo approccio permette di integrare stimoli differenti e lavorare sia sugli aspetti tecnici che fisici.
Metodo primario (sprint “puro” e tecnica specifica)
Obiettivo. Migliorare la velocità correndo… correndo: perfezionare l’esecuzione del gesto a velocità via via più alte, curando meccanica, ritmi e coordinazione. In questa famiglia rientrano accelerazioni, lavori di massima velocità (fly), speed-endurance specifica e drill tecnici (skip, dribble, “wickets”, partenze). L’idea è che la ripetizione accurata del pattern motorio a intensità crescenti costruisca economia e controllo tecnico.
Come impostarlo.
- Accelerazioni 10–30 m da varie posizioni (in piedi, 3-point, roll-in). Recupero completo tra le ripetizioni per preservare qualità (indicativamente 2–4’ sui 10–20 m, 4–6’ sui 30 m).
- Massima velocità (Vmax): tratti lanciati 20–30 m con run-in 20–30 m (“flying 20–30”). 4–8 ripetizioni totali, recupero completo (5–8’). Focus su postura eretta, contatti brevi, braccia attive.
- Speed-endurance specifica: ripetizioni 60–120 m (o 2×30–40 m con breve legatura), sempre a qualità tecnica e recupero abbondante per mantenere la forma.
- Drill tecnici: A-skip, dribble runs, wicket runs (spaziatura progressiva), wall drills per angoli di spinta e front-side mechanics; usali come attivazione o micro-dosi tra serie, non come lavoro metabolico.
Note. Mantieni poche ripetizioni, separa le giornate di alta intensità con almeno 48 h quando possibile.
Metodo secondario (stimoli “resisted” e “assisted”)
Obiettivo. Manipolare la corsa per spostare l’accento meccanico: più forza orizzontale in accelerazione con resistenze; più frequenze/lunghezze e coordinazione neuromuscolare con assistenza (overspeed). Questi mezzi hanno solide evidenze, specie per l’accelerazione.
Resisted sprint (slitte, traino, paracadute, salite)
- Cosa fa. Aumenta i tempi di contatto e gli angoli di spinta, spingendo l’atleta a “mettere forza” nelle prime falcate; utile per 0–10/20 m. Rassegne e studi mostrano miglioramenti dell’accelerazione e, se ben dosato, anche del profilo forza-velocità.
- Come caricare. Evita percentuali di massa corporea “a scatola chiusa”: meglio profilare per perdita di velocità (Vdec). Carichi che riducono la velocità del 10–30% sono tipici per tecniche e accelerazione; carichi “heavy” (Vdec anche >30–50%) possono essere usati in blocchi mirati all’output di forza orizzontale, se la meccanica rimane stabile.
- Esempi pratici.
- 6–10×10–20 m con slitta a Vdec ~10–20% (rec. 2–3’).
- 4–6×20–30 m a Vdec ~20–30% (rec. 3–5’).
- Blocchi “heavy” periodici: 4–6×10–20 m con Vdec più marcato, qualità meccanica come criterio di stop.
- Colline: salite brevi e regolari per l’accelerazione; discese leggere solo se controlli i cambi meccanici.
Assisted / Overspeed (towing, discese leggere, treadmill ad alta velocità)
- Cosa fa. Permette di correre >100% della velocità libera; può aumentare lunghezza passo e ridurre i tempi di contatto, ma va individualizzato per non “rompere” la tecnica. Le prove sperimentali recenti (towing motorizzato) suggeriscono miglioramenti acuti di velocità e parametri cinematici se il carico è ben scelto.
- Quanto “aiuto”. Linee guida pratiche: mira a un overspeed di circa +3–8% (fino +10%) rispetto alla velocità libera; con sistemi motorizzati, i carichi ottimali osservati in giovani atleti erano ~3.5–7% del BW (≈ 2–4 kg in quello studio), mentre ~9% BW risultava eccessivo per molti. Recupero molto ampio (6–10’).
- Rischi e cautele. Evita pendenze/dispositivi che impongano cambi di meccanica evidenti o trascinamento passivo; l’overspeed è strumento “di fino”, da usare con atleti già tecnicamente stabili.
Metodo terziario (forza, potenza, pliometria e qualità correlate)
Obiettivo. Sviluppare le capacità fisiche che sostengono lo sprint: forza massima, potenza, stiffness reattiva, coordinazione intramuscolare e controllo dello stato tendineo-muscolare. È lavoro indiretto ma decisivo.
Blocchi e mezzi chiave.
- Forza massimale & power (bilanciere, alzate olimpiche, trap-bar jump, squat jump con carico): metanalisi e revisioni mostrano effetti positivi sulle prestazioni di sprint, con segnali particolari per lavori di weightlifting sulla velocità lineare. Periodizza intensità/velocità d’esecuzione in base al profilo individuale (forza-velocità).
- Pliometria (orizzontali/verticali, drop jump, bounding): migliora stiffness e uso del ciclo allungamento-accorciamento, con trasferimenti a accelerazione e Vmax quando gestita per volumi/modi adeguati e contatti di qualità.
- Core, mobilità specifica, sprint-specific strength (sled march, step-up esplosivi, MB throws): sostengono postura, bracciata e trasmissione delle forze, soprattutto in sport di squadra che devono “coabitare” con molti altri stimoli.
Come inserirlo.In stagione o in periodi d’alta densità, usa micro-dosi (20–30’ netti) 2–3×/sett. con focus su qualità della potenza; nei blocchi di sviluppo, alterna sedute forza (alta intensità, basse ripetizioni) e sedute power/pliometria (contatti medi, recuperi completi). La combinazione specifico (primario/secondario) + terziario è quella che più spesso risulta efficace nei football codes per sprint oltre 20–30 m e per la Vmax.
Quando scegliere cosa (in breve)
- Costruzione tecnica / ritorno da pausa → Primario ad alta qualità, volumi bassi-medi, video-feedback.
- Spinta orizzontale / prime 10–20 m → Secondario-resisted (slitta a Vdec 10–30%, salite brevi), con attenzione alla meccanica.
- Vmax, coordinazione a velocità alte → Primario lanciato + Assisted ben calibrato (+3–8%), pochissime ripetizioni e recuperi lunghi.
- Piattaforma fisica e protezione dagli infortuni → Terziario (forza/potenza/pliometria), integrato tutto l’anno, con picchi mirati.
Nota metodologica: la tassonomia primario/secondario/terziario e gli esempi operativi qui sopra seguono le definizioni formali e i quadri tecnici di riferimento (Open University/Plisk; UK Athletics), mentre i dosaggi (carichi da slitta via Vdec, range consigliati per l’overspeed) derivano da rassegne e studi sperimentali recenti; conviene sempre individualizzare in base al profilo forza-velocità e al “tetto tecnico” dell’atleta.
Sprint training negli sport
Lo sprint è cruciale non solo nell’atletica leggera, ma anche in una moltitudine di sport agonistici:
- Calcio: studi mostrano che oltre il 90% dei gol deriva da un’azione che include uno sprint negli ultimi 10 secondi. Allenare accelerazione e sprint ripetuti è determinante.
- Rugby e football americano: lo sprint si combina con cambi di direzione, contatti e resistenza anaerobica.
- Basket: sprint brevi (5-20 metri) per tagli, contropiedi e difesa.
- Hockey su ghiaccio: sprint esplosivi su pattini, con grande enfasi sulla potenza orizzontale.
- Atletica: nello sprint puro (100-400 m) la prestazione è l’obiettivo finale, con allenamenti altamente specifici.
Ogni sport adatta le metodologie di sprint training alle proprie esigenze, ma la logica di base rimane invariata.
Progressioni e programmazione
Un piano efficace di sprint training deve rispettare alcuni principi chiave:
- Qualità > quantità: lo sprint richiede freschezza neuromuscolare, quindi poche ripetizioni ad alta intensità, con recuperi completi (2-4 min).
- Progressione: partire da sprint brevi e resistenze leggere, per poi aumentare distanza, carico e complessità.
- Frequenza: 2-3 volte a settimana, inseriti in sedute dedicate o all’inizio dell’allenamento, quando il sistema nervoso è fresco.
- Specificità: adattare distanze e condizioni allo sport praticato (10-20 m nel calcio, 40 m nel football, 60 m nell’atletica).
Esempi pratici di esercitazioni
- Calcio: sprint di 10-20 m con slitta leggera (10-20% del peso corporeo), seguiti da sprint liberi.
- Rugby: sprint con cambi di direzione, traino con elastico, seguiti da accelerazioni libere.
- Basket: sprint da fermo in spazi ridotti, inseriti in circuiti di agility.
- Atletica: sprint in salita (5-10%), sprint assistiti con elastico, esercizi pliometrici.
Sprint training e prevenzione infortuni
Allenare lo sprint non significa soltanto migliorare la performance, ma anche ridurre il rischio di infortuni muscolari, in particolare agli hamstring. Lavori su forza eccentrica (Nordic Hamstring), stiffness e sprint progressivo riducono l’incidenza di lesioni. Inoltre, un sistema nervoso abituato a gestire alte velocità riduce le probabilità di cedimenti tecnici che portano a traumi.
Lo sprint training rappresenta una componente essenziale della preparazione atletica moderna. Non è solo correre veloce, ma un processo complesso che integra tecnica, forza, potenza, elasticità e coordinazione. Attraverso l’uso combinato di metodi primari, secondari e terziari, gli atleti possono migliorare accelerazione, velocità massima e capacità di mantenere alte prestazioni sotto fatica.
Che si tratti di un velocista olimpico, di un calciatore o di un giocatore di basket, la capacità di sprintare in modo efficace è ciò che spesso decide l’esito di una competizione.


Lascia un commento