Mbappé, Bolt e Haaland: chi è davvero il più veloce e perché non è quello che pensi?!

Quando si parla di velocità nello sport, il pensiero va subito a chi corre veloce. Ma la velocità è molto più di questo: è un insieme di abilità motorie, di reazioni e di forza espressa in tempi brevissimi. È il risultato di leggi della fisica, di come il corpo interagisce con il terreno, di come genera e trasferisce forza. In questo articolo scopriamo da cosa è composta e perché comprenderla e allenarla correttamente può fare la differenza in qualsiasi sport.
Le componenti della velocità
La velocità è una qualità complessa e multidimensionale e per capirla bene, possiamo suddividerla in cinque componenti fondamentali:
- Accelerazione: è la capacità di aumentare la velocità nel minor tempo possibile. È ciò che succede nei primi metri di uno sprint o quando si parte da fermi per inseguire un avversario;
- Velocità massima: è la massima velocità che un atleta può raggiungere. È influenzata da fattori biomeccanici, forza elastica e coordinazione;
- Rapidità: è la capacità di eseguire azioni motorie brevi ed esplosive in risposta ad uno stimolo. È fondamentale in sport di situazione, dove reattività e tempo di risposta contano quanto, se non più, della corsa pura;
- Cambi di direzione: è la capacità di decelerare, cambiare traiettoria e ripartire in un’altra direzione. Serve forza eccentrica, stabilità e controllo del corpo;
- Agilità: è la combinazione di rapidità, COD e capacità decisionale. È il saper reagire, scegliere e muoversi nel modo più efficace. In campo o in gara, queste componenti si fondono: un atleta accelera, decelera, cambia direzione, riparte e reagisce. Allenarle singolarmente e in combinazione è fondamentale per trasferire tutto questo nella performance.
Velocità e leggi di Newton: la fisica del movimento
Per capire come si genera la velocità basta rifarsi alle 3 leggi di Newton, che
sorprendentemente spiegano con grande precisione ciò che accade nel corpo di un atleta in movimento:
- 1ª legge, principio di inerzia: un corpo fermo tende a restare fermo. Questo significa che per avviare un movimento (accelerare), serve forza;
- 2ª legge, forza = massa × accelerazione: per accelerare un corpo, devi applicare forza; maggiore è la forza, maggiore sarà l’accelerazione. Qui entra in gioco la forza esplosiva;
- 3ª legge, azione e reazione: ogni azione ha una reazione uguale e contraria. Quando spingi il piede a terra, il terreno restituisce una forza verso l’alto e in avanti, più potente e veloce è questa spinta, più rapido sarà il tuo movimento.
La velocità è quindi il risultato della tua capacità di applicare forza al terreno in modo rapido e nella direzione giusta.
Il ruolo della potenza
In termini atletici, la velocità non è solo una questione di tecnica o genetica, ma è soprattutto una questione di potenza. La formula è: potenza = forza × velocità di esecuzione. Un atleta potente riesce a generare una grande quantità di forza in pochissimo tempo e questo è il vero segreto della velocità. È anche il motivo per cui l’allenamento della forza, soprattutto quella esplosiva e quella reattiva, è essenziale per migliorare la velocità, anche negli sport non specificatamente “veloci”.
Esercizi come salti pliometrici, sprint, sollevamenti olimpici, sled push o l’uso mirato di kettlebell e sprint in salita sono strumenti chiave per aumentare la
potenza neuromuscolare e migliorare tutte le componenti della velocità.
In conclusione, la velocità è molto più di un numero sul cronometro. È accelerazione, rapidità mentale e motoria, cambi di direzione e gestione del corpo nello spazio. È una qualità che nasce dalla forza, cresce con la tecnica e si esprime con la potenza. Che tu sia un atleta o un allenatore, comprendere la velocità come sistema e non come singolo gesto è il primo passo per costruire performance più complete, sicure ed esplosive.
La velocità applicata agli sport
Nel dibattito eterno su chi siano gli atleti più veloci al mondo, spesso si tende a guardare solo ai cronometri della pista. Ma la verità è più sfaccettata: ogni sport ha le sue esigenze, le sue distanze chiave e soprattutto contesti d’azione completamente differenti. Vediamo allora cosa significa davvero essere “veloci”, mettendo a confronto i dati di tre mondi diversi: calcio, atletica e football americano.
La velocità nel calcio
Il calcio moderno è dominato da giocatori che non solo possiedono una grande tecnica, ma anche doti atletiche impressionanti. Tra queste, la velocità è diventata un’arma cruciale.
Pensiamo a Kylian Mbappé, che durante i Mondiali del 2022 ha toccato la punta impressionante di 38 km/h, superando colleghi come Achraf Hakimi (36,48 km/h) e Alphonso Davies (36,51 km/h). Anche Erling Haaland, colosso da oltre 1,90 m, ha raggiunto i 36 km/h, smentendo il mito che massa e velocità siano in conflitto.
Questi picchi si verificano però su sprint brevi, tra i 5 e i 30 metri, in contesti di gioco in cui è richiesta reattività, cambi di direzione e spesso il controllo della palla. È una velocità “applicata”, che unisce qualità biomeccaniche e intelligenza motoria. Quando si parla di velocità pura, nessuno però può competere con i grandi della pista.
La velocità nell’atletica
Usain Bolt, il recordman dei 100 metri con 9,58 secondi, ha raggiunto una velocità massima di 44,72 km/h tra i 60 e gli 80 metri della gara, coprendo 12m ogni secondo. La sua media velocità complessiva è stata di 37,58 km/h, abbastanza superiore alle punte del calcio. Altri sprinter come Christian Coleman o Trayvon Bromell si mantengono poco sotto, con velocità
medie sui 100 metri di quasi 37 km/h e punte massime stimate attorno ai 43-44 km/h.
Tuttavia, questi numeri si realizzano in condizioni ideali: rettilineo, blocchi di partenza, pista liscia e soprattutto senza ostacoli né avversari.
Gli altri sport
Nel football americano, la distanza chiave non sono i 100 metri, ma le 40 yards (36,58 metri). Qui emerge la capacità di esprimere potenza in pochissimo tempo. Nel Combine NFL, il miglior tempo ufficiale appartiene a John Ross, con 4,22 secondi, che corrisponde a una velocità media di oltre 31 km/h. Ma è sul campo che i più veloci come Tyreek Hill fanno la differenza, con sprint da 33-35 km/h su 20-30 metri, spesso con partenza in movimento e sotto pressione.
Non mancano le leggende come Bo Jackson, che secondo fonti non ufficiali,
corse le 40 yards in 4,12 secondi. Pur non toccando le punte della pista, la loro rapidità nei primi 10-20 metri è tra le più esplosive di tutto lo sport.
Una questione di contesto
Mettendo insieme i dati, emergono tre verità:
- Gli sprinter sono i più veloci in assoluto, con punte superiori ai 44 km/h;
- I calciatori raggiungono velocità elevate in condizioni caotiche, spesso con palla al piede e in spazi ridotti;
- I giocatori NFL dominano nell’accelerazione pura, esprimendo una potenza mostruosa nei primi metri;
In sostanza, ogni sport ha la sua versione di “velocità” e ciò che conta davvero è la capacità di trasferirla in azione, nel momento decisivo, nel contesto del proprio gioco.


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