La comunicazione nel calcio femminile:

Il tallone d’Achille che frena il movimento!

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Tra diritti TV ignorati, trasmissioni improvvisate e regie che penalizzano l’immagine, la gestione mediatica del calcio femminile italiano continua a deludere.

Il professionismo è arrivato, le squadre crescono, il livello tecnico migliora. Eppure, il calcio femminile in Italia continua a inciampare su un aspetto cruciale: la comunicazione.
Una falla che rischia di vanificare sforzi e investimenti, lasciando l’impressione di un movimento ancora amatoriale.

Il caso più recente è quello della Serie A – Women’s Cup, competizione appena nata che avrebbe potuto rappresentare un banco di prova per il sistema. E invece, i diritti TV non sono stati acquistati da nessun broadcaster di primo piano: la manifestazione viene trasmessa su Vivo Azzurro, canale federale, con risultati alquanto disastrosi. Una partita su tre visibile, interruzioni improvvise, in alcuni casi persino senza telecronaca. Un biglietto da visita che più che promuovere, scoraggia chi si avvicina al movimento.

Ma il problema non riguarda solo i canali “minori”. “Anche chi dovrebbe avere l’esperienza e le risorse per farlo al meglio, che hanno investito in questi anni, spesso cadono nella trappola dell’improvvisazione. Telecronache approssimative, regie che non valorizzano lo spettacolo, inquadrature che sembrano fatte senza criterio. Emblematico il caso di Parma-Juventus al Tardini: una partita di cartello, trasmessa mostrando costantemente una tribuna completamente vuota.
Possibile che nessuno in regia si sia chiesto che immagine stesse passando al pubblico?

Basta spostare la telecamera per dare risalto alla tribuna opposta, gremita di tifosi, e restituire allo spettatore a casa la percezione di uno stadio vivo e partecipe.

Si dirà: dettagli. Ma la comunicazione non è un dettaglio. È ciò che costruisce la percezione di un prodotto. Se mostri il vuoto, trasmetti vuoto. Se mostri il pieno, crei entusiasmo, curiosità, fiducia. Serve davvero un genio per capirlo?

Il calcio femminile italiano ha bisogno di competenza, non solo di buona volontà. Servono regie capaci di valorizzare i momenti chiave, telecronisti preparati che sappiano raccontare il gioco, emittenti che investano in qualità e non solo in diritti. Perché il pubblico, quando vede uno spettacolo confezionato male, cambia canale.

Il rischio è che i progressi sul campo vengano oscurati da errori fuori campo. E allora, prima di chiedersi perché il movimento non decolla, sarebbe il caso di guardare in regia, più che sul rettangolo verde.

G. Pilato

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