Italia, il calcio femminile non cresce

La resa agli Europei 2029

Dal sogno del 2019 al declino silenzioso

Mondiale 2019 in Francia: l’Italia arriva ai quarti, milioni di spettatori davanti alla TV, entusiasmo popolare mai visto prima. Doveva essere l’inizio di una nuova era. Invece, cinque anni dopo, il movimento è rimasto più o meno sulla stessa linea d’onda. Anzi, tra il torneo francese e l’ultimo europeo in Svizzera, la Nazionale ha subito due eliminazioni ai gironi (Euro 2022 e Mondiale 2023) in due gruppi peraltro abbordabili e alla portata. Più che una parabola, una curva discendente.

Professionismo: conquista di facciata

Nel 2022 la FIGC ha introdotto il professionismo nel calcio femminile. Una riforma epocale sulla carta, ma che non ha cambiato la sostanza. I club di Serie A femminile restano ancora interamente dipendenti dalle società maschili, e il modello non è sostenibile. I bilanci non crescono (uscite nettamente superiori alle entrate), le infrastrutture sono ancora inadeguate, e la Serie B vive di sponsor locali e di volontariato. Manca ancora professionalità in buona parte degli addetti ai lavori, e le condizioni di lavoro sono al ribasso rispetto alla sola massima serie.

Pubblico e diritti TV: la grande illusione

Si continua a parlare di “crescita di pubblico e di interesse”. I numeri però, lasciano qualche dubbio. Dopo l’eco mediatica del 2019, gli ascolti TV non hanno replicato il tasso di share della Coppa del Mondo, e Timvision (partner dal novembre 2019 sino al 2023) non ha pubblicato nessun dato ufficiale. Sky aveva dedicato trasmissioni specifiche con una produzione di alto livello, ma poi la scelta del broadcaster è ricaduta su DAZN, scelta che non ha accolto il parere dei tifosi, che spesso hanno lamentato la poca cura della telecronaca e della produzione.

Ultimo dettaglio, ma non per questo meno importante, la poca remunerazione dei diritti televisivi. Ciononostante, quando il grande stadio richiama, il pubblico risponde presente, come dimostrano i 39027 spettatori di Juventus-Fiorentina, battuti dai 39454 che all’Olimpico hanno assistito a Roma-Barcellona, ma ottimo il livello anche dei 33321 che hanno riempito nuovamente l’Allianz, stavolta per Juventus-Roma. Negli altri stadi di Serie A però, la media degli spettatori non va oltre le 600 presenze, e in Serie B, a parte rari casi, la media è addirittura inferiore.

Successi isolati, sistema rivedibile

Qualche club (come Roma o Juventus) ha portato un po’ di professionalità, ma oltre queste isole felici il movimento è fermo. Il ricambio generazionale potrebbe essere più marcato, con le giovani talentuose che meriterebbero qualche chance in più, quantomeno nelle squadre di bassa classifica della principale divisione, e i vivai potrebbero essere gestiti con più attenzione alla crescita personale delle giocatrici. Per questo, la Nazionale è retta dal gruppo delle veterane, le quali però non dovrebbero, salvo colpi di scena, proseguire l’avventura dopo il Mondiale 2027, se si considera che quello svizzero – con tutta probabilità – è stato l’ultimo per Cristiana Girelli.

Il paradosso di EURO 2029

E ora arriviamo all’atto finale: la FIGC ha ritirato la candidatura per ospitare gli Europei femminili 2029, dopo il grande successo ottenuto agli europei in Svizzera a luglio 2025 con una storica semifinale. Una scelta che ha spiazzato gli appassionati, che quantomeno si sarebbero aspettati fosse mantenuta sino a dicembre, mese nel quale la nazione ospitante sarà ufficialmente annunciata. Probabilmente, questa è solo un’ipotesi, i lavori per mettere a norma i diversi stadi, far crescere il seguito del campionato, e una serie di altre questioni infrastrutturali non sarebbero rientrati nell’arco temporale necessario per ospitare la manifestazione.

Una resa che pesa

Quella che comunque rimane, è la sensazione che non si stia facendo abbastanza, e dal 2019 si è forse guardato più all’apparenza che alla sostanza. L’occasione di costruire un sistema competitivo è sostenibile c’è ancora, ma nel frattempo anche la nazione più piccola ha intravisto nel movimento una grande possibilità per il futuro, e ora la concorrenza è davvero alta. Se davvero si crede nel calcio femminile, occorre un deciso cambio di rotta, per non vivere sempre di rari exploit, ma per poter sempre più essere lì a giocarsela con le big, qualsiasi esso sia l’ambito.

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